I marmi del palazzo
Lorenzo Lazzarini
 

Anche al visitatore più distratto, salta subito all’occhio come il panorama urbano di Venezia sia connotato dal rosso dei mattoni delle fabbriche romaniche e gotiche, e dal bianco della pietra d’Istria delle facciate dei palazzi rinascimentali e barocchi. Tra le prime fanno eccezione la Basilica Marciana con la policromia dei suoi marmi e l’oro dei mosaici, e le due architetture gotiche più illustri, la Cà D’Oro e il Palazzo Ducale dove l’aggiunta al calcare istriano di quello rosso veronese crea una bicromia con magnifici giochi cromatici sulle acque del Canal Grande e del Bacino di S.Marco, rispettivamente. Tale bicromia, pur bellissima, ancorchè sbiadita da fenomeni di imbianchimento per alterazione chimica, non corrisponde affatto all’originale policromia delle facciate di ambedue i monumenti. Che erano impreziosite da molti marmi esotici, anch’essi ora, purtroppo, virati cromaticamente verso tonalità tenue, e identificabili solo ad un esame ravvicinato. Il più importante e abbondante tra i litotipi di importazione che si rifanno alla tradizione marmoraria greco-romana e bizantina, è senz’altro il marmo proconnesio, un marmo che dall’originaria isola di Marmara nell’omonimo mare, si diffuse in maniera capillare in tutto il Mediterraneo antico, diventando anche a Venezia, come a Costantinopoli, la nuova Roma, la pietra nobile dei suoi edifici. Mentre nella Cà d’Oro esso compare sulla facciata principale, riconoscendosi per le sue caratteristiche strie grigie, nel Palazzo Ducale lo si

 


ritrova pressoché ovunque, nel colonnato della loggia che dà sul cortile, e in molti altri elementi architettonici interni, a ricordare costantemente al visitatore colto gli stretti rapporti commerciali, ma anche culturali, tra la Serenissima Repubblica e il Levante, sia bizantino, sia ottomano.

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Provenienze dei marmi e delle pietre del Palazzo Ducale